BISOGNA PARLARNE
NOCCIOLINE - RIFLESSIONI UN TANTO AL CHILO

Se al recente referendum confermativo su non ricordo che cosa di costituzionale avesse vinto la parte che il governo appoggiava, ci sarebbe stato un caso Minetti? Voglio dire: con un esecutivo saldo sulle gambe, qualcuno si sarebbe mai sognato di tirare fuori questa sgangherata vicenda e di farne l’ennesima leva di spinta per chiedere la fine del Governo Meloni? Forse, no. Probabilmente, no. Ma non è andata in questo modo (lo scorso 22/23 marzo ha vinto l’opposizione, lo ricordo a chi ha la memoria corta) e quindi, ora, Giorgia Meloni deve gestire l’ennesima grana scoppiata durante la sua presidenza. Questa volta la grana si chiama “Grazia a Minetti”, grazia concessa dal capo dello Stato su indicazione e documentazione del Ministro di Grazia e Giustizia Carlo Nordio che l’ha istruita e presentata. A cose fatte, il giornale Il Fatto Quotidiano ha espresso pesanti dubbi sia sul merito della grazia sia sulle motivazioni che la sorreggevano. In pratica, Nicole Minetti -gravata di una condanna a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione (in sintesi, procurava ragazze a Berlusconi e le pagava per la prestazione) e a 1 anno e 1 mese per peculato nell’inchiesta sui rimborsi regionali lombardi (in sintesi, i soldi che le arrivavano per attività istituzionali, quando era assessore regionale, venivano usati per spese personali travestite da politica) -non “avrebbe” titolo alcuno per vedersi annullare la condanna patita nel 2013 (peraltro mai scontata in carcere) ma “sarebbe” anche in odore di qualche nuovo reato commesso in merito a un’ingarbugliata storia di adozione. Com’è possibile che il ministro Nordio non se ne sia accorto, chiede l’opposizione? Ha forse nascosto, omesso, taciuto… O non conosce la materia? In ogni, caso deve dimettersi. Non è il primo componente del governo per cui la sinistra e i suoi alleati chiedono l’allontanamento dalla carica per ignominia. Dopo quel benedetto referendum, sono stati messi all’indice per inciampi vari il ministro del Turismo Daniela Santanché (che si è dimessa); il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro (dimesso); il capo di gabinetto dello stesso ministero, Giusi Bartolozzi (dimessa); e, da qualche ora lo stesso Guardasigilli Carlo Nordio. E taccio sui rumors attorno al ministro dell’Interno Piantedosi per via di un’amante che spendeva un po’ troppo il nome di lui per fare carriera… Ok, ci sta. Sono le regole della politica (e delle gang giovanili): si colpisce quando l’avversario è a terra. Ma la mia ingenua domanda è: possibile che sia bastato un referendum per mettere a terra il governo?


