SIAMO TUTTI UGUALI
NOCCIOLINE - RIFLESSIONI UN TANTO AL CHILO
Come si fa a non parlare di Festival in questi giorni? Anche se non sei italiano e non sei nato e cresciuto nell’arco di quelle settantasei edizioni; anche se odi la musica leggera; anche se per tutta questa settimana ti metti cera nelle orecchie e vai a dormire alle venti, prima del TG1; non compri i giornali, non apri il tablet o il telefonino e stacchi l’autoradio, come si fa a evitare che la grande festa che si celebra al teatro Ariston non ti raggiunga con i suoi echi? Dicono gli invidiosi concorrenti televisivi e i giornalisti che fingono distacco che la prima serata è stato seguita “solo” da nove milioni e mezzo di persone (a quest’ora non ho ancora il dato degli ascolti di ieri sera). Che è un cifrone, sia chiaro: vuol dire che più della metà degli italiani che martedì si sono messi davanti alla tv erano sintonizzati su Rai1. Averne di serate così per qualunque broadcaster nazionale… Insomma, due parole sul Festival vanno per forza dette. Io scelgo di concentrami sulla sua anima nazionalpopolare, anche se non ho ben capito se “nazional-popolare” (con o senza trattino di separazione) è un complimento o un insulto. Anche il dizionario enciclopedico è indeciso: se l’attribuiamo ad Antonio Gramsci, che l’ha inventato, il termine va bene per definire “fenomeni culturali che, avendo radici in tutti gli strati di un popolo, riescono a esprimere i valori storicamente e spiritualmente più significativi e duraturi di un’intera nazione”. Se ci mettiamo un po’ di puzza sotto il naso, da critico televisivo, “definisce un’opera il cui successo è un segno del generale appiattimento dei gusti e degli interessi provocato dai mass media”. Sì, forse gli italiani si appiattiscono sul Festival di San Remo ma così è e non possiamo farci niente. Tre giorni ancora e poi possiamo tornare a concentrarci sulla vita di tutti i giorni, quella che non è anestetizzata dalle performance dei cantanti in gara; dalle querelle sugli abiti delle conduttrici; le luci del palco, gli errori di grafica… ma ci vede sul palco in prima persona mentre cerchiamo di convivere e sopravvivere a tutte le brutture del mondo reale. Un’ultima annotazione: non siamo l’unico popolo che si droga con uno scacciapensieri nazionalpopolare una volta l’anno: lo fanno i cinesi in occasione del loro capodanno con Il Gala del Festival di Primavera (che, tra l’altro, detiene il record di trasmissione televisiva più vista al mondo, con quasi un miliardo di spettatori); gli statunitensi con il Super Bowl e il relativo Halftime Show; gli svedesi con il Melodifestivalen, che è la selezione per scegliere la canzone che rappresenterà il Paese all’Eurovision Song Contest e coinvolge l’intera nazione; i tedeschi (Oktoberfest), gli irlandesi, gli spagnoli. Insomma, siamo tutti nazionalpopolari, ciascuno a modo proprio. Chiarito questo, se vi va, stasera accendete la tv.


